I tifosi si interrogano: Juventus, Novara e Torino, quale futuro?

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Goduria o pessimismo? Ottimismo o rassegnazione? Insoddisfazione o esaltazione?

Juventus, Novara, Torino. Tre realtà differenti, tre squadre con ambizioni diverse, tre tifoserie che vivono l’oggi con stati d’animo dissimili. Si passa dall’esaltazione alla frustrazione, si passa dalla goduria alla quasi disperazione, si passa dall’ottimismo al pessimismo, alla velata insoddisfazione.

Juventus – La squadra di Conte sembra aver innestato il turbo, la sosta di campionato con le partite giocate dalle varie Nazionali, anziché consegnare alAntonio Conte tecnico, giocatori stanchi come quasi sempre succede, ha consegnato al mister della Juventus dei giocatori in ottime condizioni di forma e per di più smaniosi di far bene anche con la squadra di Club. Conte in questo inizio di stagione ha dovuto compiere delle scelte importanti per quanto riguarda l’assetto tattico della squadra, facendo violenza sul suo credo calcistico il 4-2-4 per optare su un più redditizio 4-3-3. Questo a dimostrazione di una grande capacità del tecnico nell’ individuare i problemi della squadra e di risolverli anche se questo ha comportato delle scelte dolorose e la messa in naftalina di giocatori fino a ieri osannati, tirando invece fuori dall’armadio atleti che sembravano destinati al dimenticatoio. Conte è un ‘feroce’, pretende sempre il massimo dai suoi e vive la gara con estrema partecipazione, trasmette ai suoi in campo quella voglia di vincere, quella voglia di imporsi, quella cattiveria che l’hanno sempre contraddistinto sia prima da giocatore che dopo da allenatore, a Bari e a Siena. La Juventus si ritrova dopo ieri sera prima al comando della serie A alla pari con la Lazio, ma con una partita in meno da disputare e domenica all’Olimpico ci sarà Lazio – Juventus e martedì al S. Paolo ci sarà il ricupero Napoli – Juventus, due gare che diranno molto sul futuro bianconero in questo campionato. Superarle indenni vorrebbe dare la stura alle più ottimistiche ambizioni, subire una battuta d’arresto vorrebbe forse dire rimettere per il momento i sogni di gloria nel cassetto. Certo è che la Juventus vista ieri allo Juventus Stadium, ha vinto e convinto asfaltando il modesto Palermo modello esportazione. I tifosi sognano.

Attilio TesserNovara – La squadra di Tesser sta attraversando un brutto momento, gli azzurri sono sprofondati sul fondo della classifica, la squadra non riesce a fare risultati, ma soprattutto perde i pezzi. Il Novara arriva da due stagioni esaltanti che si sono basate sul tandem Bertani - Gonzales, ben supportati dall’intero complesso. Partiti i due furetti il Novara si è trovato ad un bivio, reso ancora più pericoloso dal salto di categoria, rimanere ancorati al vecchio modulo cercando di rimpiazzare i due velocisti con giocatori di caratteristiche simili con la speranza che potessero ripetere le gesta del duo meraviglia oppure rivoluzionare l’impianto di gioco. E’ stata scelta la prima soluzione, che era stata pagante negli anni precedenti, ma un conto è confrontarsi in Lega Pro o in serie B e un conto è confrontarsi in serie A. Il mercato estivo compiuto dal ds Pederzoli è stato fatto all’insegna di un budget proporzionato alle reali possibilità del Novara, sono arrivati dei buoni giocatori ma non dei campioni affermati, o di categoria. E quasi tutti sono alla loro prima presa di contatto con la massima serie. Novara è un ambiente tranquillo, che permette al tecnico e ai giocatori di lavorare in tutta tranquillità e serenità e la dirigenza è consapevole di quello che può dare la squadra attuale. La sfortuna, incidenti di gioco e qualche arbitraggio non proprio favorevole, hanno poi complicato le cose, ma questo Novara ha tutte le qualità morali per risalire la china. Deve ricuperare innanzitutto i suoi pilastri e poi nel mercato cosiddetto di riparazione il ds Pederzoli dovrà individuare ed inserire nello scacchiere le pedine giuste che diano qualità, sicurezza e sostanza ad ogni reparto. I tifosi non sono rassegnati e ci sperano.

Torino – La squadra di Ventura ha rallentato un po’ la corsa ultimamente e la cosa sta provocando qualche malumore in giro. La tifoseria granata si staGiampiero Ventura dividendo tra quelli che vedono il bicchiere mezzo pieno (i punti di vantaggio sulle seconde sono sempre tre) e chi vede il bicchiere mezzo vuoto (nelle ultime tre partite sono stati raccolti solo tre punti sui nove a disposizione e soprattutto è stato segnato solo un gol). E’ un classico del mondo granata, non riuscire a godere del tutto anche i momenti positivi. Ventura sta lavorando molto bene sia sui giocatori, ormai tutti ricuperati psicologicamente alla causa, che sul mondo Torino che circonda la squadra, tifosi, media, rapporti società, ma obiettivamente gli infortuni lo hanno privato di giocatori importanti nello stesso ruolo, impedendogli fin’ora di far vedere nella maniera più compiuta il suo modulo tattico preferito il 4-2-4. A questo punto della stagione ci sta anche una flessione psicofisica, per chi ha dovuto superare blocchi psicologici non indifferenti. Il mister ama ripetere che il campionato di serie B si vince in primavera e non a Natale e come non dargli torto!. L’importante ora è che l’ambiente granata permetta al mister di gestire la squadra e le forze dei giocatori secondo i suoi intendimenti, senza mugugnare, senza fare pressioni di alcun genere. Anche questo sarebbe un segnale di crescita ed è quello che vuole Ventura. I tifosi questa volta devono fidarsi, sono in buone mani.

20 novembre 2011

Che ingenuità Bianchi!!!

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Il centravanti lasciandosi prendere dal nervosismo complica il lavoro di Ventura, ma l’arbitro Ciampi con la sua inadeguateUn duello fra Bianchi e Borghese (torinofc.it)zza ha gravi responsabilità

I tifosi granata all'uscita dallo stadio Olimpico non potevano che essere arrabbiati e frustrati per il risultato del Torino contro il Bari. Arrivato non a causa della prestazione della squadra, ma per un arbitraggio che ha pesantemente condizionato la partita, con il direttore di gara Ciampi di Roma che ha negato tre rigori pure abbastanza evidenti ad occhio nudo ai granata, evitando anche di espellere Dos Santos per il fallo su Sgrigna nel primo tempo dopo che l’attaccante granata lo aveva saltato e si ritrovava lanciato a rete anche se da posizione esterna, con Bianchi e Stevanovic pronti a colpire al centro dell’area. Solo giallo per il difensore barese e sesto senso granata che iniziava a segnalare una partita nata sotto la stella sbagliata. Ma la capacità di questo Torino è quella di non scomporsi di fronte all’avversità che siano arbitrali o avversarie, e la rete nel finale di primo tempo siglata dai galletti non ha per nulla fatto saltare schemi e calma ai giocatori di Ventura. A quello ci hanno pensato le gomitate di Borghese a Bianchi. La prima a fine primo tempo con il capitano granata invitato dall’arbitro a rialzarsi, prima che dopo il doppio fischio del direttore di gara non si scatenasse una piccola rissa con il panchinaro Glik che veniva ammonito ingenuamente per qualche parola di troppo rivolta alla giacchetta gialla. Nella ripresa ancora Borghese su Bianchi quasi al limite dell’area e ancora nessuna sanzione da parte dell’arbitro. Nuovo parapiglia, con Sgrigna che dalla panchina andava a cercare di calmare gli animi dei compagni. L’ingenuità seguente di Bianchi però è da censurare perché la gomitata rifilata a Borghese appena rientrato sul terreno di gioco in un momento della partita in cui il Torino stava chiudendo nella propria metà campo il Bari è sinonimo di un nervosismo tracimante quasi in stupidità. Prima di tutto perché con il cartellino rosso guadagnato non solo salterà sicuramente l’insidiosa trasferta di Crotone, ma quasi certamente verrà a mancare a Ventura anche per la partita seguente con il Livorno e forse anche per quella ancora successiva con il Padova. Un assenza che rischia di essere molto pesante visto che la penuria di esterni che prosegue in casa Torino, nonostante i rientri ormai a pieno regime di Oduamadi e Verdi, costringe Antenucci a giocare largo lasciando a Ventura solo due punte in avanti, ovvero Ebagua e Sgrigna. In secondo luogo il gesto di Bianchi è stato ingenuo perché prima o poi l’arbitro avrebbe fischiato a suo favore visto che i gomiti di Borghese continuavano a restare alti e questo avrebbe permesso al Torino di usufruire magari di una doppia superiorità numerica o di un calcio di rigore o di una punizione dal limite, chissà. Chiederà sicuramente scusa il capitano perché è una persona corretta e passato l’attimo di nervosismo capirà certamente di avere sbagliato, ma un grande giocatore si vede anche in queste circostanze, e lui stasera ha peccato. Un peccato sicuramente grave, ma non quanto quelli commessi da Ciampi. Dicevamo di tre rigori abbastanza netti negati al Torino, ma in generale è stata tutta la direzione di gara a lasciare perplessi, con il romano incapace di gestire una partita di prima fascia, dimostrandosi non all’altezza del ruolo.

Alluvione e stadi, qual è il punto d’incontro?

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Gli eventi tragici che hanno colpito la Liguria, la Lunigiana e stanno colpendo il Piemonte, insieme al rinvio di Napoli - Juventus per pioggia, hanno riaperto la questione sugli impianti italiani

Non si può in questo fine settimana non parlare dalle situazione del nostro paese. Ovviamente non ci addentriamo in discorsi politici, di economia o simili, ci riferiamo al calcio, sport nazionale, che si può considerare a tutti gli effetti lo specchio della realtà dell’intera nazione. Siamo vicini alle popolazione alluvionate e a chi anche in Piemonte è stato costretto nella giornata odierna a lasciare la propria abitazione per il rischio di esondazioni di fiumi, anche a Torino nella serata ben novantaquattro famiglie sono state costrette a lasciare la propria casa a causa del Po che potrebbe uscire dagli argini. Ma vi starete chiedendo cosa può unire calcio e alluvione oltre alle partite rinviate. Bene, sveliamo subito la connessione fra le due cose, una tragica e una che dovrebbe portare gioia: gli stadi. In settimana, e in verità da molto più tempo, nella città di Torino si è parlato moltissimo degli sviluppi che potrebbero esserci sullo stadio Filadelfia, destinato pare, finalmente, alla rinascita, ma altrettanto risalto ha avuto la questione Una visuale dello stadio Olimpico di TorinoOlimpico. Rifatto per le Olimpiadi del 2006, il Comune sta cercando di lasciarlo al Torino di Urbano Cairo. Il termine non è errato, è voluto, perché lo stadio grava moltissimo sulle casse comunali, senza contare le ipoteche che porta con sé, ma c’è un piccolo problema. E’ uno stadio che con il calcio ha niente a che vedere, basta pensare alla ex pista d'atletica coperta da terreno sintetico che allontana il pubblico dal campo. Lo ha detto lo stesso patron granata, dando  risalto anche alla mancanza di aree commerciali, questo per evitare che, come spesso successo in passato, la Juventus potesse contare a giochi fatti di favoritismi mentre il Torino rimaneva sempre a mani vuote, ma non per questo il fattore calcistico deve passare in secondo piano. E in un’Italia che va leggermente, usiamo un eufemismo, a rotoli, è giusto che i politici pensino ad altro per aiutare il paese con riforme che aiutino l’economia ed i cittadini ad uscire dalla crisi, ma è un dato di fatto che la legge sugli stadi è ferma da tempo immemore. I rinvii di partite in Piemonte non si contano, ma un conto è se il Comitato Regionale decide di rinviare alla prossima domenica le gare in programma dall’Eccellenza in giù, un altro è se a Napoli viene rinviata la partita con la Juventus per il pericolo della pioggia. Nessuno mette in dubbio la scelta, anzi sono da censura le proteste di alcuni tifosi che hanno ricondotto la decisione al solo fine di evitare che il Napoli fosse costretto a giocare dopo soli tre giorni dall’impegno contro il Bayern Monaco contro la squadra più in forma del campionato, visto che nei dintorni di Napoli il maltempo stava causando non pochi danni e che bisognava tenere la massima allerta dopo quanto successo in Liguria, nella Lunigiana in Toscana e a quello che stava succedendo nello stesso Piemonte. Inoltre impiegare forze dell’ordine per una partita di calcio quando in quel momento potevano esserci situazioni a rischio sembrava fuori luogo, e poi, qualcuno ha fatto caso al manto erboso dello stadio San Paolo in uno dei tanti collegamenti delle televisioni? Nel cielo splendeva il sole dopo la pioggia del mattina ma il campo non era ancora riuscito ad assorbire l’acqua. La Rai ha avuto l’ottima idea di inquadrare gli spalti e si vedeva chiaramente che dalla copertura cadeva acqua tra mille fessure. E questo non succede solo a Napoli, dove sono già fortunati ad avere la copertura visto che la maggior parte degli stadi italiani lascia con la testa scoperta i propri tifosi. Possibile che appena piove per due giorni, e parliamo di una intensità ovviamente minore a quella di questi giorni, i campi diventino piscine anche in serie A e in serie B, per non parlare della Lega Pro?, che si siano alcuni stadi dove l’erba fatica ad essere verde e ad essere estesa a tutto il terreno di gioco anche d’estate? Ecco dov'è la connessione fra l’alluvione e il calcio.  Parma, Udinese, Cagliari, Genoa, Sampdoria, Torino, Catania, Napoli, Roma, Lazio, Bologna, Milan, Inter, Verona, Chievo Verona e molte altre ancora sono le società che aspettano risposte dai politici per dare vita ai propri progetti, per costruire nuovi stadi, per rifare quelli dove giocano, per prenderli in gestione dai comuni e dare vita a stadi stile inglese dove le società sono proprietarie dei propri impianti. Ma le varie leggi sono ferme da anni e l’unica società che è riuscita a costruire è stata la Juventus a cui il Comune ha lasciato in gestione un terreno dando il via libera alla società bianconera a patto che le casse comunali non fossero interessate da nessun costo di rifacimento. Lasciando stare le solite dietrologie dei tifosi che ovviamente hanno fatto nascere, è possibile che solo una società fra tutte quelle che fanno parte delle varie Leghe sia riuscita ad ottenere uno stadio di proprietà su un terreno comunale? La domanda rimane così, nel vuoto, perché tanto non arriveranno risposte e a perderci, come sempre, saranno solo i tifosi, alias gli elettori di quelle persone che da anni non riescono a portare fuori dal tunnel la nazione.

Le vite parallele di Conte e Ventura

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I due tecnici si sono ritrovati a dover gestire i fantasmi del passato e hanno saputo uscirne a testa alta. Sono le persone giuste al posto giusto

Antonio Conte e Giampiero Ventura, un tecnico emergente e un tecnico navigato, entrambi chiamati a capezzali di squadre da ricostruire prima che sul piano sportivo, sul piano della autostima e della compattezza. Due tecnici lontani, ma vicinissimi come credo calcistico, come domicilio e ultimamente anche come carriera visto che prima di arrivare entrambi sotto la Mole, il primo alla guida della Juventus e il secondo al timone di comando del Torino, si erano avvicendati sulla panchina del Bari dove tutti e due avevAntonio Conte esulta dopo la vittoria sull'Interano ottenuti risultati straordinari e indimenticabili per la gente pugliese. Conte aveva riportato i galletti in serie A dopo anni di purgatorio prima di andarsene sbattendo la porta ai Matarrese che non investivano sul mercato, Ventura giunto al suo posto ha portato i baresi al record di punti conquistati in serie A esaltando una città intera per il gioco praticato, prima di venire risucchiato nella crisi dei Matarrese che hanno riportato la squadra in serie B nella stagione successiva.
Adesso Juventus e Torino si ritrovano in testa alla classifica rispettivamente di serie A e serie B, con tifoserie che si stanno facendo contagiare dall’entusiasmo dei risultati ottenuti dalle due squadre e tornano a sognare un futuro sereno, lontano dagli incubi vissuti in questi ultimi anni, ma sia Conte che Ventura sanno che la strada è lunga, che Juventus e Torino passeranno momenti negativi e che l’esaltazione non porta a nulla se non a cadute dolorose quanto inaspettate. E tutti e due si sono ritrovati a dire quasi le stesse cose nel giorno della vigilia di campionato. Il tecnico bianconero prima della partita contro l’Inter aveva ripetuto che non sarebbe servito nulla a fine campionato potersi fregiare della vittoria sull’Inter se poi si fosse continuato a non fare punti contro le squadre piccole, proseguendo sul cammino di chi ragiona da squadra provinciale. Bisogna essere grandi prima di tutto nella testa e sapere che la squadra quest’anno è in testa anche perché sta sfruttando a proprio favore e con merito l’esclusione dalle coppe europee che le permette di rifiatare e lavorare con calma nel corso della settimana quando invece le altre concorrenti allo scudetto devono vedersela con impegni infrasettimanali che non lasciano respiro.
Ventura invece ha dovuto iniziare a gestire gli alti e bassi umorali della piazza e le prime ingerenze giornalistiche del post sconfitta di Gubbio. L’allenatore ha difeso i suoi giocatori invitando la piazza a non farsi prendere dalla depressione che riporterebbe tutti nella situazione vissuta nelle stagioni precedenti con Lerda, Colantuono, Novellino, Beretta e via discorrendo. Invitando anche determinati giornali a limitarsi a riportare ciò che avviene, anche perché  con determinate stroncature non solo si scalfisce la fiducia che lentamente la squadra sta ritrovando dentro di se, ma si indirizzano anche gli umori dei tifosi che finiscono per scivolare lentamente verso la negatività.
Questa è, senza ombra di dubbio, la vera novità di Torino e Juventus quest’anno. Non avere due squadre ai verLa serenità di Giampiero Ventura (torinofc.it)tici, ma poter contare su due uomini che sanno gestire la piazza e che conoscono bene le dinamiche calcistiche. Conte ha vissuto nella Juventus vincente, uscendo poco prima dello scandalo Calciopoli e sa cosa serve per poter ricreare quell’ambiente, mentre Ventura era la persona che serviva al Torino per ripartire. La prima vera cellula granata è lui, che senza essere mai stato vicino alla panchina del Torino in passato ha subito capito, dall’alto della sua esperienza, cosa serviva alla squadra granata e quali erano i mali che attanagliavano l’ambiente.
Nessuno dei due può dire di aver già vinto la guerra, ma sicuramente il conto delle battaglie terminate con un loro successo pende a favore dei due tecnici. Cosa direbbero Conte e Ventura? Che vincere una battaglia non serve se poi si perde la guerra. Spazio al lavoro quindi, con rinnovata fiducia e consapevolezza che la strada è lunga.

Gli autogol della Juventus

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Le dichiarazioni di Agnelli su Del Piero aprono la settimana, poi arriva “Acciaiopoli”, il pareggio con il Genoa, i mal di pancia di Krasic e i mugugni dei tifosi sulle scelte di Conte

In attesa di sapere cosa farà il Torino domani sera a Gubbio nel posticipo dell’undicesima giornata di serie B, non si può non aprire parlando dell’autogol messo a segno dalla Juventus. Le dichiarazioni di Andrea Agnelli in settimana nell’assemblea degli azionisti al Lingotto di Torino hanno lasciato il segno, soprattutto per la caduta di stile di una società che da sempre aveva abituato l’Italia intera ai suoi modo sAndrea Agnelliempre impeccabili e tipicamente sabaudi, ma che ultimamente sembrano essere stati dimenticati dall’attuale dirigenza. Comunicare a sorpresa, con in più l’assenza del diretto interessato, l’addio a fine campionato del capitano e del simbolo della Juventus Alessandro Del Piero non al calcio, bensì alla maglia bianconera è sembrato tanto un atto volto a evitare problematiche (sempre se di questo si possa parlare visto che stiamo parlando di un campione assoluto) future sulla situazione contrattuale del capitano.
Facile immaginare che ad Agnelli non fosse andata giù la mossa di Del Piero nella passata stagione, quando proprio il presidente dichiarava che il rinnovo tardava ad arrivare per una questione di soldi con il numero dieci che aveva pubblicato sul suo sito l’annuncio che lui avrebbe firmato anche in bianco pur di restare. Una mossa per far uscire il topo dalla tana che aveva funzionato con Agnelli costretto probabilmente a far buon viso a cattivo gioco, organizzando anche la firma del contratto in un container del nuovo stadio per affermare che Del Piero rappresentava la continuità della Juventus in questi anni, dal Delle Alpi allo stadio senza nome (o sponsor che dir si voglia) e per adesso nominato Juventus Stadium, passando per l’Olimpico. Ma adesso è finita, il contentino è stato dato, tutti felici e tanti saluti. E invece Agnelli ha accidentalmente acceso una miccia che potrebbe portare ad un’esplosione col passare del tempo. Perché è vero che il capitano ha 36 anni, ma è altrettanto vero che questa Juventus è legatissima a lui e a Buffon, che i tifosi lo adorano e lo considerano il loro punto di riferimento. Con una squadra che fatica ad ingranare e sembra comunque lontana dal poter lottare per posizioni di vertice anche in questo campionato forse sarebbe stato meglio aspettare per fare questo annuncio. Ipotizziamo che Del Piero, per ora esemplare come sempre nell’accettare le scelte di ConDel Piero con Boniperti all'inizio della sua avventura nella Juventuste, dando il massimo nei sei minuti di recupero giocati contro il Genoa, riesca con le sue magie a portare in alto la Juventus risolvendo partite come quelle di ieri sera, dove la sua classe sarebbe servita eccome in campo e che lo stesso dichiari che un altro annetto lo farebbe volentieri in bianconero se la società lo ritenesse funzionale al suo progetto di crescita (anche perché il capitano non lascerà il calcio, ma solo la Juventus secondo le parole di Agnelli e le dichiarazioni dello stesso numero dieci nei giorni seguenti), con tutti i tifosi dalla sua parte, cosa farebbe a quel punto Agnelli? Abbasserebbe ancora una volta il capo, sconfitto, o rimarrebbe intransigente nel tagliare un ponte importante con il passato, quello vincente di suo zio e suo padre?
Per ora non rimane che l’impressione di un grossolano autogol, in un momento in cui sarebbe stato meglio rimanere in silenzio e concentrarsi su altro visto che la società è coinvolta in altri problemi quali i materiali usati per la costruzione dello stadio in cui è, si, parte lesa, ma non ne fa certo una gran figura (tralasciando i controlli in sede della Finanza per conto della Consob; le paturnie di Milos Krasic con l’agente che chiede spazio per il suo assistito o una cessione già a gennaio e i risultati che non arrivanoAlessandro Del Piero, 19 anni di Juve. Dopo l’avvio, forse illusorio alla prima giornata contro un Parma sembrato ben poca cosa nell’occasione, è arrivata solo la vittoria sul Milan per il resto cinque pareggi contro squadre medio-piccole, quelle con cui è fondamentale vincere per poter ambire a posizioni di vertice. E intanto i tifosi, come riportato dalle telecamere di Mediaset e Sky all’uscita dello stadio iniziano a individuare in Conte il colpevole per le sue scelte tattiche e tecniche.
Chi ne esce vincente da tutto questo0’ Ovviamente Alessandro Del Piero con la sua calma, la sua professionalità e la sua classe sia in campo che fuori, dove evita di dichiarare alle dichiarazioni di Agnelli, limitandosi a qualche piccola battuta nell’intervista raccolta da Stefano Staffelli per Striscia la Notizia. Forse qualcuno dovrebbe andare a lezioni da lui…

23 ottobre 2011

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