Alluvione e stadi, qual è il punto d’incontro?

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Gli eventi tragici che hanno colpito la Liguria, la Lunigiana e stanno colpendo il Piemonte, insieme al rinvio di Napoli - Juventus per pioggia, hanno riaperto la questione sugli impianti italiani

Non si può in questo fine settimana non parlare dalle situazione del nostro paese. Ovviamente non ci addentriamo in discorsi politici, di economia o simili, ci riferiamo al calcio, sport nazionale, che si può considerare a tutti gli effetti lo specchio della realtà dell’intera nazione. Siamo vicini alle popolazione alluvionate e a chi anche in Piemonte è stato costretto nella giornata odierna a lasciare la propria abitazione per il rischio di esondazioni di fiumi, anche a Torino nella serata ben novantaquattro famiglie sono state costrette a lasciare la propria casa a causa del Po che potrebbe uscire dagli argini. Ma vi starete chiedendo cosa può unire calcio e alluvione oltre alle partite rinviate. Bene, sveliamo subito la connessione fra le due cose, una tragica e una che dovrebbe portare gioia: gli stadi. In settimana, e in verità da molto più tempo, nella città di Torino si è parlato moltissimo degli sviluppi che potrebbero esserci sullo stadio Filadelfia, destinato pare, finalmente, alla rinascita, ma altrettanto risalto ha avuto la questione Una visuale dello stadio Olimpico di TorinoOlimpico. Rifatto per le Olimpiadi del 2006, il Comune sta cercando di lasciarlo al Torino di Urbano Cairo. Il termine non è errato, è voluto, perché lo stadio grava moltissimo sulle casse comunali, senza contare le ipoteche che porta con sé, ma c’è un piccolo problema. E’ uno stadio che con il calcio ha niente a che vedere, basta pensare alla ex pista d'atletica coperta da terreno sintetico che allontana il pubblico dal campo. Lo ha detto lo stesso patron granata, dando  risalto anche alla mancanza di aree commerciali, questo per evitare che, come spesso successo in passato, la Juventus potesse contare a giochi fatti di favoritismi mentre il Torino rimaneva sempre a mani vuote, ma non per questo il fattore calcistico deve passare in secondo piano. E in un’Italia che va leggermente, usiamo un eufemismo, a rotoli, è giusto che i politici pensino ad altro per aiutare il paese con riforme che aiutino l’economia ed i cittadini ad uscire dalla crisi, ma è un dato di fatto che la legge sugli stadi è ferma da tempo immemore. I rinvii di partite in Piemonte non si contano, ma un conto è se il Comitato Regionale decide di rinviare alla prossima domenica le gare in programma dall’Eccellenza in giù, un altro è se a Napoli viene rinviata la partita con la Juventus per il pericolo della pioggia. Nessuno mette in dubbio la scelta, anzi sono da censura le proteste di alcuni tifosi che hanno ricondotto la decisione al solo fine di evitare che il Napoli fosse costretto a giocare dopo soli tre giorni dall’impegno contro il Bayern Monaco contro la squadra più in forma del campionato, visto che nei dintorni di Napoli il maltempo stava causando non pochi danni e che bisognava tenere la massima allerta dopo quanto successo in Liguria, nella Lunigiana in Toscana e a quello che stava succedendo nello stesso Piemonte. Inoltre impiegare forze dell’ordine per una partita di calcio quando in quel momento potevano esserci situazioni a rischio sembrava fuori luogo, e poi, qualcuno ha fatto caso al manto erboso dello stadio San Paolo in uno dei tanti collegamenti delle televisioni? Nel cielo splendeva il sole dopo la pioggia del mattina ma il campo non era ancora riuscito ad assorbire l’acqua. La Rai ha avuto l’ottima idea di inquadrare gli spalti e si vedeva chiaramente che dalla copertura cadeva acqua tra mille fessure. E questo non succede solo a Napoli, dove sono già fortunati ad avere la copertura visto che la maggior parte degli stadi italiani lascia con la testa scoperta i propri tifosi. Possibile che appena piove per due giorni, e parliamo di una intensità ovviamente minore a quella di questi giorni, i campi diventino piscine anche in serie A e in serie B, per non parlare della Lega Pro?, che si siano alcuni stadi dove l’erba fatica ad essere verde e ad essere estesa a tutto il terreno di gioco anche d’estate? Ecco dov'è la connessione fra l’alluvione e il calcio.  Parma, Udinese, Cagliari, Genoa, Sampdoria, Torino, Catania, Napoli, Roma, Lazio, Bologna, Milan, Inter, Verona, Chievo Verona e molte altre ancora sono le società che aspettano risposte dai politici per dare vita ai propri progetti, per costruire nuovi stadi, per rifare quelli dove giocano, per prenderli in gestione dai comuni e dare vita a stadi stile inglese dove le società sono proprietarie dei propri impianti. Ma le varie leggi sono ferme da anni e l’unica società che è riuscita a costruire è stata la Juventus a cui il Comune ha lasciato in gestione un terreno dando il via libera alla società bianconera a patto che le casse comunali non fossero interessate da nessun costo di rifacimento. Lasciando stare le solite dietrologie dei tifosi che ovviamente hanno fatto nascere, è possibile che solo una società fra tutte quelle che fanno parte delle varie Leghe sia riuscita ad ottenere uno stadio di proprietà su un terreno comunale? La domanda rimane così, nel vuoto, perché tanto non arriveranno risposte e a perderci, come sempre, saranno solo i tifosi, alias gli elettori di quelle persone che da anni non riescono a portare fuori dal tunnel la nazione.

Le vite parallele di Conte e Ventura

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I due tecnici si sono ritrovati a dover gestire i fantasmi del passato e hanno saputo uscirne a testa alta. Sono le persone giuste al posto giusto

Antonio Conte e Giampiero Ventura, un tecnico emergente e un tecnico navigato, entrambi chiamati a capezzali di squadre da ricostruire prima che sul piano sportivo, sul piano della autostima e della compattezza. Due tecnici lontani, ma vicinissimi come credo calcistico, come domicilio e ultimamente anche come carriera visto che prima di arrivare entrambi sotto la Mole, il primo alla guida della Juventus e il secondo al timone di comando del Torino, si erano avvicendati sulla panchina del Bari dove tutti e due avevAntonio Conte esulta dopo la vittoria sull'Interano ottenuti risultati straordinari e indimenticabili per la gente pugliese. Conte aveva riportato i galletti in serie A dopo anni di purgatorio prima di andarsene sbattendo la porta ai Matarrese che non investivano sul mercato, Ventura giunto al suo posto ha portato i baresi al record di punti conquistati in serie A esaltando una città intera per il gioco praticato, prima di venire risucchiato nella crisi dei Matarrese che hanno riportato la squadra in serie B nella stagione successiva.
Adesso Juventus e Torino si ritrovano in testa alla classifica rispettivamente di serie A e serie B, con tifoserie che si stanno facendo contagiare dall’entusiasmo dei risultati ottenuti dalle due squadre e tornano a sognare un futuro sereno, lontano dagli incubi vissuti in questi ultimi anni, ma sia Conte che Ventura sanno che la strada è lunga, che Juventus e Torino passeranno momenti negativi e che l’esaltazione non porta a nulla se non a cadute dolorose quanto inaspettate. E tutti e due si sono ritrovati a dire quasi le stesse cose nel giorno della vigilia di campionato. Il tecnico bianconero prima della partita contro l’Inter aveva ripetuto che non sarebbe servito nulla a fine campionato potersi fregiare della vittoria sull’Inter se poi si fosse continuato a non fare punti contro le squadre piccole, proseguendo sul cammino di chi ragiona da squadra provinciale. Bisogna essere grandi prima di tutto nella testa e sapere che la squadra quest’anno è in testa anche perché sta sfruttando a proprio favore e con merito l’esclusione dalle coppe europee che le permette di rifiatare e lavorare con calma nel corso della settimana quando invece le altre concorrenti allo scudetto devono vedersela con impegni infrasettimanali che non lasciano respiro.
Ventura invece ha dovuto iniziare a gestire gli alti e bassi umorali della piazza e le prime ingerenze giornalistiche del post sconfitta di Gubbio. L’allenatore ha difeso i suoi giocatori invitando la piazza a non farsi prendere dalla depressione che riporterebbe tutti nella situazione vissuta nelle stagioni precedenti con Lerda, Colantuono, Novellino, Beretta e via discorrendo. Invitando anche determinati giornali a limitarsi a riportare ciò che avviene, anche perché  con determinate stroncature non solo si scalfisce la fiducia che lentamente la squadra sta ritrovando dentro di se, ma si indirizzano anche gli umori dei tifosi che finiscono per scivolare lentamente verso la negatività.
Questa è, senza ombra di dubbio, la vera novità di Torino e Juventus quest’anno. Non avere due squadre ai verLa serenità di Giampiero Ventura (torinofc.it)tici, ma poter contare su due uomini che sanno gestire la piazza e che conoscono bene le dinamiche calcistiche. Conte ha vissuto nella Juventus vincente, uscendo poco prima dello scandalo Calciopoli e sa cosa serve per poter ricreare quell’ambiente, mentre Ventura era la persona che serviva al Torino per ripartire. La prima vera cellula granata è lui, che senza essere mai stato vicino alla panchina del Torino in passato ha subito capito, dall’alto della sua esperienza, cosa serviva alla squadra granata e quali erano i mali che attanagliavano l’ambiente.
Nessuno dei due può dire di aver già vinto la guerra, ma sicuramente il conto delle battaglie terminate con un loro successo pende a favore dei due tecnici. Cosa direbbero Conte e Ventura? Che vincere una battaglia non serve se poi si perde la guerra. Spazio al lavoro quindi, con rinnovata fiducia e consapevolezza che la strada è lunga.

Gli autogol della Juventus

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Le dichiarazioni di Agnelli su Del Piero aprono la settimana, poi arriva “Acciaiopoli”, il pareggio con il Genoa, i mal di pancia di Krasic e i mugugni dei tifosi sulle scelte di Conte

In attesa di sapere cosa farà il Torino domani sera a Gubbio nel posticipo dell’undicesima giornata di serie B, non si può non aprire parlando dell’autogol messo a segno dalla Juventus. Le dichiarazioni di Andrea Agnelli in settimana nell’assemblea degli azionisti al Lingotto di Torino hanno lasciato il segno, soprattutto per la caduta di stile di una società che da sempre aveva abituato l’Italia intera ai suoi modo sAndrea Agnelliempre impeccabili e tipicamente sabaudi, ma che ultimamente sembrano essere stati dimenticati dall’attuale dirigenza. Comunicare a sorpresa, con in più l’assenza del diretto interessato, l’addio a fine campionato del capitano e del simbolo della Juventus Alessandro Del Piero non al calcio, bensì alla maglia bianconera è sembrato tanto un atto volto a evitare problematiche (sempre se di questo si possa parlare visto che stiamo parlando di un campione assoluto) future sulla situazione contrattuale del capitano.
Facile immaginare che ad Agnelli non fosse andata giù la mossa di Del Piero nella passata stagione, quando proprio il presidente dichiarava che il rinnovo tardava ad arrivare per una questione di soldi con il numero dieci che aveva pubblicato sul suo sito l’annuncio che lui avrebbe firmato anche in bianco pur di restare. Una mossa per far uscire il topo dalla tana che aveva funzionato con Agnelli costretto probabilmente a far buon viso a cattivo gioco, organizzando anche la firma del contratto in un container del nuovo stadio per affermare che Del Piero rappresentava la continuità della Juventus in questi anni, dal Delle Alpi allo stadio senza nome (o sponsor che dir si voglia) e per adesso nominato Juventus Stadium, passando per l’Olimpico. Ma adesso è finita, il contentino è stato dato, tutti felici e tanti saluti. E invece Agnelli ha accidentalmente acceso una miccia che potrebbe portare ad un’esplosione col passare del tempo. Perché è vero che il capitano ha 36 anni, ma è altrettanto vero che questa Juventus è legatissima a lui e a Buffon, che i tifosi lo adorano e lo considerano il loro punto di riferimento. Con una squadra che fatica ad ingranare e sembra comunque lontana dal poter lottare per posizioni di vertice anche in questo campionato forse sarebbe stato meglio aspettare per fare questo annuncio. Ipotizziamo che Del Piero, per ora esemplare come sempre nell’accettare le scelte di ConDel Piero con Boniperti all'inizio della sua avventura nella Juventuste, dando il massimo nei sei minuti di recupero giocati contro il Genoa, riesca con le sue magie a portare in alto la Juventus risolvendo partite come quelle di ieri sera, dove la sua classe sarebbe servita eccome in campo e che lo stesso dichiari che un altro annetto lo farebbe volentieri in bianconero se la società lo ritenesse funzionale al suo progetto di crescita (anche perché il capitano non lascerà il calcio, ma solo la Juventus secondo le parole di Agnelli e le dichiarazioni dello stesso numero dieci nei giorni seguenti), con tutti i tifosi dalla sua parte, cosa farebbe a quel punto Agnelli? Abbasserebbe ancora una volta il capo, sconfitto, o rimarrebbe intransigente nel tagliare un ponte importante con il passato, quello vincente di suo zio e suo padre?
Per ora non rimane che l’impressione di un grossolano autogol, in un momento in cui sarebbe stato meglio rimanere in silenzio e concentrarsi su altro visto che la società è coinvolta in altri problemi quali i materiali usati per la costruzione dello stadio in cui è, si, parte lesa, ma non ne fa certo una gran figura (tralasciando i controlli in sede della Finanza per conto della Consob; le paturnie di Milos Krasic con l’agente che chiede spazio per il suo assistito o una cessione già a gennaio e i risultati che non arrivanoAlessandro Del Piero, 19 anni di Juve. Dopo l’avvio, forse illusorio alla prima giornata contro un Parma sembrato ben poca cosa nell’occasione, è arrivata solo la vittoria sul Milan per il resto cinque pareggi contro squadre medio-piccole, quelle con cui è fondamentale vincere per poter ambire a posizioni di vertice. E intanto i tifosi, come riportato dalle telecamere di Mediaset e Sky all’uscita dello stadio iniziano a individuare in Conte il colpevole per le sue scelte tattiche e tecniche.
Chi ne esce vincente da tutto questo0’ Ovviamente Alessandro Del Piero con la sua calma, la sua professionalità e la sua classe sia in campo che fuori, dove evita di dichiarare alle dichiarazioni di Agnelli, limitandosi a qualche piccola battuta nell’intervista raccolta da Stefano Staffelli per Striscia la Notizia. Forse qualcuno dovrebbe andare a lezioni da lui…

23 ottobre 2011

Juve: così non va. Disastro Alessandria

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I grigi crollano in casa, i bianconeri non convincono a Verona. Tutto questo mentre il Torino vola e il Novara stenta a ingranare la marcia

Nonostante le dichiarazioni di Conte parlino di una squadra che ha fatto la partita dal primo all’ultimo minuto dimostrando in questo avvio di stagione di aver ritrovato la mentalità da grande squadra, la Juventus vista a Verona contro il Chievo ha lasciato perplessi. Di veri tiri in porta se ne sono contati due in tutta la partita, mentre il Chievo si è reso molto più pericoloso con le sue ripartenze, chiedendo ancheAlessandro Del Piero a fine gara giustamente un fallo da rigore su Pellissier non ravvisato da un pessimo De Marco, che è riuscito a scontentare tutti. Questa Juventus deve ancora crescere molto e deve anche dimostrare di non essere Pirlo dipendente, perché a Verona il regista bianconero è rimasto in ombra per tutta la partita e la squadra non ha girato come contro il Milan. Non si può pensare che una squadra con le qualità che presenta la Juventus nella sua rosa, non riesca a trovare la via della rete, ma anche solo ad impensierire seriamente Sorrentino in tutti i novanta minuti. Troppo poca cosa la squadra vista a Verona, sempre prima, ma che non può limitarsi ad essere grande con le grandi, deve essere grande sempre, soprattutto con le piccole, perché è non lasciando punti per strada che si vincono gli scudetti e si conquistano posizioni che permettono l’accesso alle coppe europee. Questo Conte lo sa, fa bene a nasconderlo, ma noi non possiamo non dirlo.
NOVARA – Rabbia e sfortuna hanno accompagnato la domenica del Novara, unica squadra a perdere in un pomeriggio che ha visto solo 0-0 se non al Piola dove il Bologna si è imposto per 2-0 sugli azzurri. Spaventano le condizioni di Ujkani che sarà operato in queste ore per ridurre le fratture al viso, il fattore positivo è costituito dal fatto che per la prima volta gli azzurri hanno avuto un buon approccio alla gara nonostante non sia arrivata la rete. Peccato per quel palo di Paci che poteva cambiare la partita.
TORINO – Gode il popolo granata e fL'ulro di Rolando Bianchi dopo il gol vittoria (torinofc.it)a bene a farlo, ma guai ad esaltarsi troppo. Contro la Juve Stabia la prestazione del Torino non è stata positiva, contro una squadra brava nel chiudersi senza lasciare spazi, ma il Torino ha fatto quello che non ha fatto la Juventus contro il Chievo Verona, ha vinto una partita che sembrava destinata allo 0-0 grazie alle qualità dei singoli. Questo fa dire che il Torino di Ventura è una corazzata per la serie B, perché quando una squadra sa essere più forte delle avversità anche quando le giornate sono negative sotto il piano della prestazione, ecco che si può guardare con ottimismo al futuro.
ALESSANDRIA – Non ci sono più parole per descrivere invece la situazione dell’Alessandria che si è fatta prendere a pallonate dal Treviso tra le mura amiche, con i tifosi che hanno dato il via alla contestazione alla squadra. Sonzogni non ha portato quel cambio di rotta che si sperava, probabilmente i mali della squadra non centrano con la guida tecnica, sono ben più radicati nei giocatori e c’è bisogno di tempo. Tempo che questa squadra non ha, perché la classifica inizia a fare paura e il baratro è vicino un solo punto. C’è tutto il tempo per risalire, ma bisogna farlo in fretta.

Casale e Toro volano, Iemmello lancia la Pro

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Granata vittoriosi a Verona, nerostellati in casa, mentre il giovane attaccante esalta Vercelli

E’ un Torino coriaceo quello che sta comandando la serie B e che anche oggi ha Rolando Bianchi ha segnato l'1-0ottenuto i tre punti su un campo ostico dove solo tre giorni prima la Sampdoria aveva impattato contro un buon Verona. Con i gialloblù che addirittura potevano recriminare a fine gara sul fatto di aver perso due punti, invece che averne guadagnato uno. Il Torino dopo Marassi espugna così un altro campo su cui poche squadre faranno bottino pieno e rimane in testa alla classifica solitario, pronto a ricevere una Juve Stabia su cui a breve potrebbe arrivare la mano pesante del giudice sportivo, con una penalizzazione di nove punti che farebbe crollare la squadra di Castellamare, città natale di un ex granata come Quagliarella, quasi all’ultimo posto in classifica dopo che già le vespe erano partite con la penalizzazione di un punto. Sabato, inutile pensare diversamente,  l’Olimpico ribollirà di passione vera e sarà strapieno visto che anche i tifosi da fuori regione e fuori città potranno raggiungere lo stadio senza problemi di lavoro come successo mercoledì scorso con il GrosGiulio Ebagua esulta dopo il terzo golseto. L’unità che Ventura ha saputo ridare all’intero ambiente è la vera forza di questa squadra che sta entusiasmandAlessandro Sgrigna dopo il 2-0 (torinofc.it)o sia per i risultati, ma anche per il gioco espresso, con l’allenatore che tiene a precisare che non è ancora ciò che lui vorrebbe. C’è lavoro da fare per il tecnico genovese, ma adesso che pian piano rientreranno anche gli infortunati come Verdi, Stevanovic e Oduamadi, che Ogbonna rientrerà dalla Nazionale e magari con Surraco con altri minuti nelle gambe, ebbene per Ventura dosare le forze della squadra sarà ancora più facile. Mancherà quasi certamente Pagano che rimarrà a disputare il derby Primavera con la squadra di Asta. Ma la vittoria sonante di Verona è l’ennesima conferma: il Torino c’è e fa sul serio.
PRO VERCELLI – Primo squillo casalingo per i bianchi di Braghin che con un perentorio 4-1 stende un Avellino frastornato dal bel gioco espresso dai vercellesi. Iemmello è la star della squadra, in una partita in cui bisognava tirare fuori tutto il proprio talento per evitare che le cose si mettessero male, l’ex viola ha incantato Pietro Iemmello classe '92 (fcprovercelli.com)la platea con giocate d’autore e assist a non finire. Il giovane ’92 difatti ha messo piede in tre azioni da rete su quattro e soltanto perché la quarta marcatura è giunta quando lui era già sotto la doccia. Su di lui si poggia l’intero gioco della Pro Vercelli che ha cambiato tanto in queste prime partite di campionato, ma che ha sempre giocato con Iemmello in attacco. E anche se finora il bomber della nazionale è fermo ad una sola rete segnata va bene così, perché se quando non segna fa segnare, nessuno storcerà mai il naso.
SECONDA DIVISIONE – Continua il momento magico dei nero stellati che anche senza Taddei hanno ottenuto i tre punti in trasferta contro l’ostica Giacomense. Si ferma invece il Cuneo, mentre crolla nuovamente la Valenzana che non riesce ad uscire dal tunnel. Amodeo conferma Rossi, ma se i risultati non cambieranno presto, gufi o non gufi, qualcosa si dovrà fare perché il fondo della classifica è pericolosamente vicino. Domani sera invece toccherà all’Alessandria ripartire con Sonzogni cercando di ottenere i tre punti contro il Rimini.

9 ottobre 2011

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