Il tecnico bianconero alla vigilia della partita contro il Palermo che potrebbe consegnare aritmeticamente lo scudetto manda un segnale alla società: “Sono stati due anni eccezionali, in cui abbiamo bruciato le tappe e il progetto, ora alzare l’asticella è difficile. A fine stagione ho bisogno, per rispetto di tutti, di sedermi e confrontarmi. Le idee sono chiare, penso per tutti, credo e spero coincidano”

Antonello Vischeri

Meno uno. O come lo chiama Antonio Conte “meno un punto”, inteso come pallino al termine di un capitolo di un libro. Juventus-Palermo può mettere quel punto già domani, poi si dovrà capire se sarà un punto finale solo di un capitolo o di un intero libro che ha visto la prima pagina scritta ormai quasi due anni fa. Il tecnico della Juventus lancia un messaggio, chiaro, alla società: che facciamo? L’asticella va alzata, dopo due stagioni incredibili in cui si sono vinti due scudetti (punto a parte), quindi?
Ovvio che in Italia non si può alzare più di molto visto che, sempre secondo il tecnico, sono stati bruciati i tempi che volevano una Juventus Antonio Contevittoriosa in Italia nella prossima stagione, forse, e che invece è stata capace di vincere subito e di ripetersi. Perciò rimane l’Europa. Quella è l’unica asticella che si può realmente alzare, che i tifosi vogliono alzare. Per farlo servono però acquisti di spessore e qui si giunge alla domanda di Conte: quindi? Si fa o non si fa? Se si fa bene, se non si fa vediamo. Questo sembra far intendere il tecnico.
Parliamo di futuro, del suo futuro. I tifosi, soprattutto su internet, si iniziano a fare delle domande, temono di perderla.
“Partiamo da un presupposto che è anche una precisazione: tutto quello che è accaduto in queste due stagioni è frutto di una programmazione da parte di ogni componente della società, in cui nulla è stato lasciato al caso. Se pensate che una virgola o un punto siano lì per caso vi sbagliate, non lo sono.
Adesso, quando la stagione sarà finita, come è giusto che sia, ci siederemo intorno ad un tavole, parleremo, ci confronteremo e valuteremo insieme le varie situazioni per decidere cosa fare domani. Per rispetto di Antonio Conte, della società, dei giocatori e dei tifosi. Noi veniamo da due stagioni in cui abbiamo compiuto un percorso importantissimo, eccezionale, con una rapidità incredibile se penso che a mio parere solo nel prossimo campionato avremmo dovuto vincere lo scudetto. Adesso è molto difficile fare di più di ciò che abbiamo fatto io dico che sarà difficilissimo alzare l’asticella. Dovremo essere pronti e preparati e soprattutto capire cosa ci aspetta nella prossima stagione per il rispetto di tutti, tifosi in primis”.
Me se le chiedessimo di affermare che Antonio Conte non si muove dalla Juventus qualunque cosa accada?
“L’uomo Antonio Conte vuole senza ombra di dubbio rimanere alla Juventus al 100%. L’uomo. Poi però c’è il professionista, e questi deve, per rispetto nei confronti di tifosi, calciatori società e di sé stesso, avere la situazione ben chiara. Fosse per l’uomo non ci sarebbero dubbi, ma il professionista ha bisogno di sedersi, confrontarsi, capire, soprattutto dopo due stagioni straordinarie. Ho bisogno di avere le idee chiare”.
Due stagioni figlie della programmazione, questo risulta ben chiaro dalle sue dichiarazioni, ma ora siamo a maggio e non si è ancora programmato il futuro? Difficile da credere. Più facile pensare si debba parlare di ‘dettagli’ come il budget a disposizione.
“Rispondo subito in merito al discorso economico. I fatti credo parlino per me e quindi di poter affermare senza problemi che non ho mai pensato al soldo in passato. Ho anche preso e lasciato contratti importanti come a Bari, dove dopo aver rinnovato non mi convincevano i progetti per la squadra, o come a Bergamo. I soldi per me non contano nulla, sia chiaro a tutti. Venendo al resto: sbaglia chi pensa che i programmi per la stagione successiva si facciano a gennaio-febbraio. Come si potrebbe? Noi siamo ad un passo dal vincere lo scudetto e abbiamo qualche certezza i più rispetto alle altre squadre e questo ci permette di poter iniziare a programmare con anticipo il futuro, ma le altre società no possono. Penso al Milan che non sa se farà la Champions, la Fiorentina, noi stessi e il Napoli abbiamo avuto la certezza di giocare il prossimo anno la Champions da poco, e i partenopei ancora non sanno se dai preliminari o meno. Non si può programmare se non sai cosa dovrai affrontare. Detto ciò il fatto che non ci si sia seduti a parlare non comporta non avere le idee chiare. Quelle ci sono sempre state su tutto, ma è inevitabile che poi ci si debba confrontare. Non si può escludere che nonostante da entrambe le parti ci siano idee chiare esse non coincidano tra loro. Non è mai successo e spero non succeda neanche questa volta”.
Veniamo al campionato, un solo punto è sarà festa. Il omento chiave della stagione si può individuare in quella frase ‘ve la sentite?’ rivolta ai suoi giocatori prima della partita contro la Roma?
“A me piace molto dialogare con i miei calciatori, renderli partecipi,. Avere un rapporto schietto e diretto, responsabilizzarli. Mi fido di loro e questo mi porta spesso a chiedere i loro pensieri su molte cose. Lo faccio perché quando ricevevo queste attenzioni da calciatore mi sentivo molto più responsabilizzato, tenendo ben presente che poi la responsabilità di ogni decisione è solo mia. Detto questo i nostri finali di stagione sono sempre stati in crescendo, importanti e da quel giorno sono poi arrivate otto vittorie e un pareggio in campionato. Con me è stato così in ogni squadra che ho allenato, e la mia filosofia è proprio questa: se lavori alla fine ciò che fai viene fuori. Quindi voglio una squadra che allunghi questa striscia positiva da qui alla fine del campionato”.
Il momento più difficile della stagione e la vittoria decisiva?
“Io prima vorrei ricordare a tutti che lo scudetto non è ancora vinto. Ci manca un punto e voglio che la squadra tagli il traguardo già domani senza se e senza ma. Domani dobbiamo vincere lo scudetto. E’ stata un’annata dura, stancante, stressante sotto tutti i punti di vista e tagliare domani questo taguardo sarebbe un qualcosa di bellissimo e di straordinario a coronamento di un percorso entusiasmante. E’ rarissimo vedere una squadra che inizia il campionato in testa e lo chiude in testa con un buon vantaggio sulla seconda. Tutto questo è frutto del lavoro di tutti all’interno della Juventus. La partita decisiva è stata quella di Bologna: da lì iniziava un piccolo tour de force di gare temibili in cui i nostri avversari speravano nelle nostre cadute per tornare a contatto con noi. Loro erano la squadra più in forma del momento, poi avevamo l’Inter, Pescara e poi Lazio, il Milan, in mezzo il Bayern Monaco e subito dopo il derby spigolosissimo con il Torino. Vincere a Bologna è stata la svolta”.

4 maggio 2013


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