Emozione e qualche lacrima alla cerimonia di apertura

Nella gara inaugurale la Juventus non va oltre all’ 1-1 contro il Nott County

Antonello Vischeri

 

TORINO - Classe, eleganza, perfezione, savoir faire. In queste quattro parole possiamo sintetizzare l’inaugurazione della nuova Juventus Arena (in attesa di uno sponsor pagante che le dia il nome), davanti a 41.000 tifosi, vip, tifosi o semplici curiosi che non volevano perdersi questa prima. Stadio veramente bello che avvicina il pubblico ai giocatori e come in Inghilterra con le panchine in mezzo al pubblico e che offre ai tifosi tutta una serie di opportunità per far vivere l’impianto sette giorni su sette. 

La proprietà, la famiglia Agnelli, era al completo in tribuna vip ad assistere all’inaugurazione con il tradizionale taglio del nastro di Andrea Agnelli, presidende del Club, accompagnato dalla valletta Cristina Chiabotto e dalle sue damigelle. Ma anche vip pallonari come Petrucci e Abete o presidenti di società amiche come Galliani e Lotito erano presenti alla cerimonia.

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Cerimonia che portava la firma di Marco Balich, che con la sua K-Events, rappresentava un successo già in partenza. Suoi infatti gli ultimi mega show sportivi (Olimpiadi 2006) e non (presentazione e lancio della Fiat  500) che hanno caratterizzato gli ultimi anni torinesi. E infatti alcune figure ricordavano qualche cosa delle passate cerimonie di apertura. Si è iniziato con l’ingresso in campo di tre giraffe (che a dir la verità c’entravano nulla …) al ritmo di suonatori di percussioni. E’ stato poi Andrea Agnelli, che ha usato parole forti soprattutto in riferimento ai 29 scudetti guadagnati sul prato verde, seguito dal sindaco Fassino, di fede juventina, a pronunciare il discorso ufficiale di apertura e a procedere al taglio del nastro. La cerimonia, improntata da Balich sui colori bianco e nero e sui colori del tricolore, anche con l’aiuto del pubblico che a comando sollevava i cartoncini in dotazione ora di un colore ora dell’altro, si è svolta toccando momenti di amarcord, come quando sono scese in campo le stelle dell’epopea bianconera o di emozione,  come quando dagli spalti scendeva una enorme  bandiera juventina e sui maxischermi venivano proiettate immagini di vecchi  gol o immagini di Torino, ripresa dall’alto da un elicottero che sorvolava sopra lo stadio, o come quando su una panchina ( dove, come narra la tradizione, si dice sia nata la Juve) il vecchio presidente Giampiero Boniperti ed il capitano Alessandro Del Piero, hanno raccontato un po’ della loro Juve. Ci sono stati anche momenti di commozione come quando sono state ricordate le vittime dell’Heysel e sugli spalti si accendevano tanti “led” bianchi ed in campo veniva formata la scritta luminosa “In Memory” e sui maxi schermi passavano immagini di Gianni e Umberto Agnelli ed in ultimo la scritta “Ciao Gianni, ciao Umberto” e si levavano palloncini bianchi in cielo. Sono poi scesi in campo i trofei vinti dalla Juventus mentre il cielo sopra lo stadio veniva illuminato da splendidi fuochi artificiali. 

Fuochi artificiali che però non è riuscita ad accendere la Juventus sul campo, opposta alla squadra di terza categoria inglese del Notts County, la squadra da cui derivano e arrivarono le maglie bianco nere. Per carità si trattava più che altro di una esibizione ed infatti Conte ha risparmiato diversi titolari e schierato molte seconde linee e ragazzi della Primavera, ma lo spettacolo calcistico non è stato un granché. La Juventus è passata in vantaggio al 8’ st con Toni lesto a ribattere in rete un calcio di rigore battuto da Quagliarella, che il portiere ospite  Burch era riuscito a ribattere. Il pareggio meritato degli inglesi a tre minuti dalla fine ad opera di Hugues che batteva Manninger dopo un pasticcio difensivo della retroguardia juventina e dopo che Storari al 19’ st aveva tolto dalla linea di porta un insidioso colpo di testa.

8 settembre 2011


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